Υιοθετήστε τον/την Quando il dolore per la perdita del proprio animale domestico è insostenibile
Μεικτής φυλής · Άγνωστο · Παρθενούλα · 12 μήνες
Μια πρόσφατη έρευνα αποδεικνύει ότι το διαχρονικό συντριβής μπορεί να προκληθεί ακόμη και από την απώλεια ενός σκύλου ή γάτας. Ας διαγράψουμε την κοινωνική ανευθυνότητα που επιφυλάσσεται σε όσους δηλώνουν την απεριόριστη θλίψη τους. Το Διαχρονικό Σύνδρομο Συντριβής (PGD) είναι μια ψυχιατρική διαταραχή που περιγράφεται και περιλαμβάνεται στο Διεθνές Κατάλογο Νοσημάτων της Παγκόσμιας Οργάνωσης Υγείας και στο Διαγνωστικό και Στατιστικό Εγχειρίδιο Ψυχιατρικών Διαταραχών της Αμερικανικής Ψυχιατρικής Ακαδημίας. Αποτελείται από σταθερές και αποδυναμωτικές αντιδράσεις που διαρκούν περισσότερο από 12 μήνες, που επηρεάζουν τον ύπνο, τη διάθεση και την κοινωνική ζωή λόγω της παρουσίας ισχυρής συναισθηματικής πόνου και αρνητικών συναισθημάτων όπως αγωνία, ενοχή, ζήλο, οργή και απορία: είναι μια διαταραχή που επηρεάζει το ένα τρίτο των ατόμων που έχουν διαπιστώσει την απώλεια ενός αγαπημένου, άτομα που γίνονται πιο ευαίσθητα μπροστά σε ασθένειες, καθώς οι ανοσολογικές τους άμυνες μειώνονται. Το PGD απαιτεί ιδιαίτερη πολυεπιστημονική θεραπεία, επομένως είναι σημαντικό να υπάρχει μια ακριβής διάγνωση, η οποία παρέχει το δικαίωμα να λάβουν ικανοποιητική φροντίδα από το σύστημα υγείας (ψυχοθεραπεία, φάρμακα), αλλά και το δικαίωμα να απουσιάσουν από τη δουλειά ή να λάβουν επιστροφή από την ασφάλειά τους. Σήμερα ωστόσο, η διάγνωση είναι δυνατή μόνο αν η θανάτωση που προκαλεί τόσο πολλό πόνο είναι αυτή ενός ανθρώπου (σύντροφος, παιδί, γονιός, κλπ.), αλλά όχι αν είναι ένα ζώο με το οποίο έχουμε μοιραστεί μια πολύ έντονη σχέση. Μια έρευνα του Philip Hyland από το Τμήμα Ψυχολογίας του Ιρλανδικού Πανεπιστημίου Maynooth, δημοσιευμένη στο Αμερικανικό περιοδικό PLOS One στις 14 Ιανουαρίου, έδειξε ότι αυτό είναι διαφορετικό: «τα άτομα μπορούν να αντιμετωπίσουν σημαντικά επίπεδα PGD μετά το θάνατο ενός κατοικίδιου, και τα συμπτώματα του PGD εμφανίζονται τον ίδιο τρόπο, ανεξάρτητα από το είδος του πεθαμένου. Ένα τρίτο (32,6%) των συμμετεχόντων στην έρευνα είχαν αντιμετωπίσει τον θάνατο ενός αγαπημένου ζώου και σχεδόν όλοι είχαν αντιμετωπίσει και τον θάνατο ενός ανθρώπου: καλά, το 21% αυτών των ατόμων επέλεξε τον θάνατο του ζώου τους ως πιο ενοχλητικό από την απώλεια ενός μέλους της οικογένειας». Άτομα που έχουν αντιμετωπίσει τον πόνο της απώλειας ενός σκύλου ή γάτας ή οποιουδήποτε άλλου ζώου βρίσκουν δύσκολο να το θεωρήσουν ως ότι είναι απλά ένα πιο ευαίσθητο ή ευάλωτο άτομο ή κάποιο άτομο με γενετική προδιά
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Una ricerca recente prova che il disturbo da lutto prolungato può insorgere anche per la perdita del proprio cane o gatto. Al bando l'insensibilità sociale oggi riservata a chi dichiara il proprio immenso dolore. Il disturbo da lutto prolungato (PGD-Prolonged Grief Disorder) è un disturbo psichiatrico descritto e incluso sia nella Classificazione Internazionale delle Malattie dell’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità), sia nel Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali dell'American Psychiatric Association. Consiste in una serie di reazioni persistenti e debilitanti che durano più di 12 mesi e che influenzano il sonno, l’umore e la vita sociale poichè comprendono grave dolore emotivo e sentimenti negativi come l’angoscia, la colpa, l’invidia, la rabbia e l’incredulità: è un disturbo di cui soffre un terzo di coloro che hanno subito la perdita di una persona cara, soggetti che diventano anche più fragili dinanzi alle malattie dato che le loro difese immunitarie si abbassano. Il PGD richiede un trattamento multidisciplinare specifico ed è quindi importante che ci sia una diagnosi accertata, che fa nascere il diritto di ricevere cure adeguate dal sistema sanitario (psicoterapia, farmaci), ma anche il diritto ad assentarsi dal lavoro o quello di ricevere i rimborsi dalla propria assicurazione. Ad oggi, la diagnosi è però possibile solo se la morte che provoca tanto dolore è quella di una persona (compagno di vita, figlio, genitore, ecc.) ma non se a lasciarci è l’animale domestico col quale abbiamo condiviso un legame spesso intensissimo. Una ricerca di Philip Hyland del Dipartimento di Psicologia dell’Università irlandese di Maynooth, pubblicato il 14 gennaio scorso sulla rivista statunitense PLOS one, ha dimostrato che le cose stanno diversamente: “le persone possono sperimentare livelli clinicamente significativi di PGD dopo la morte anche di un animale domestico, e i sintomi della PGD si manifestano allo stesso modo, indipendentemente dalla specie a cui appartiene il defunto. Un terzo (32,6%) dei soggetti che hanno partecipato allo studio aveva sperimentato la morte di un animale domestico amato, e quasi tutti avevano anche sperimentato la morte di un essere umano: bene, il 21,0% di queste persone ha scelto la morte del proprio animale domestico come più angosciante rispetto alla perdita di un proprio congiunto”. Chi ha sperimentato il dolore per la perdita di un cane o di un gatto o di un qualunque altro animale domestico non fatica a considerare scontato che una persona più fragile o sensibile o geneticamente predisposta possa incorrere nel disturbo da lutto prolungato: ma, purtroppo, non è così per molta parte della popolazione, tanto che troppi vedono “il dolore legato alla morte di un animale domestico come meno legittimo del dolore legato alla morte di una persona e molti di coloro che soffrono per la perdita del loro animale domestico si sentono in imbarazzo, non compresi e, di conseguenza, isolati”. E addirittura, “ci sono ancora alcune aree della scienza – dice il ricercatore irlandese – in cui la specie umana è trattata come unica e distinta da tutte le altre specie (…). Le scoperte di Darwin hanno dimostrato che non c’era alcuna base scientifica per considerare gli esseri umani come eccezionali all’interno del regno animale. L'Homo sapiens sapiens è senza dubbio un'insolita scimmia africana, ma è una scimmia africana (…) e le scoperte della biologia evolutiva hanno solo dimostrato quanto siamo insignificanti noi esseri umani” (…) che condividiamo circa il 50% del nostro DNA con il cavolo” e il 90% con i topi. La ricerca irlandese ha, dunque, un merito che va oltre la dimostrazione del grande dolore che spesso si prova per la perdita di un animale domestico: infatti, apre una nuova prospettiva, che, di fatto, azzera la decisione fin qui imperante di escludere la perdita di animali domestici dai criteri diagnostici del lutto che può dare origine al PGD, una decisione che ora diventa scientificamente sbagliata e che ha, quindi, la possibilità di essere corretta. Se l’OMS rivedrà la propria classificazione del disturbo da lutto prolungato, non solo tutte le persone che soffrono di PGD potranno essere curate a prescindere dalla specie a cui appartiene l’essere di cui non accettano la scomparsa, ma potrà cadere per sempre anche la diffusissima insensibilità sociale oggi riservata a chi prova un dolore immenso per un compagno di viaggio non umano che non c’è più.
Καταχωρημένα πριν από 4 μήνες






