Adoptar a Il comportamento predatorio nel cane (Canis familiaris)
Desconocido · Adulto · 7 años
El comportamiento predatorio en el perro (Canis familiaris) El comportamiento predatorio es un comportamiento instintivo que forma parte del etograma del perro, o el catálogo de comportamientos normales que caracterizan a la especie. Como todos los comportamientos instintivos, en la acción depredadora, se puede observar una respuesta diversificada del perro en relación con el mismo estímulo, ya que la umbral de reacción del animal varía en función de las condiciones ambientales y del estado fisiológico del sujeto. Los comportamientos instintivos son una forma de adaptación y corresponden a los comportamientos característicos de una especie. Tienen dos componentes principales: el comportamiento apetitivo o de búsqueda: un componente que varía de un sujeto a otro; la acción final: un componente no variable, programado genéticamente. El perro doméstico (Canis familiaris) proviene del lobo (Canis lupus) y ambos son depredadores. Encuentran su presa directamente y, ya que pasan la mayor parte de su tiempo en esta actividad, muestran con más frecuencia los "patrones conductuales" relacionados con el sistema investigativo que con todos los demás sistemas (Scott y Fuller, 1975). El perro doméstico aún utiliza técnicas para evitar ser notado por su presa, por ejemplo, permanecer a sotavento y rodar sobre cadáveres para enmascarar su olor, patear para marcar territorio con el olor de las glándulas interdigitales, marcar con orina o dejar excremento en piedras (Boitani, 2000). Los lobos son cazadores generalistas que cazan diversos tipos de presas y se alimentan de cualquier fuente disponible de nutrición (Scott y Fuller, 1975): la dieta del lobo consiste en carne, pero también incluye una cantidad de plantas como hierbas, frutas e insectos. (Mech, 1970). Antes de iniciar una caza, los perros de caza participan en un tipo de comportamiento social similar al de los lobos. Murie (1944) describió el ritual del lobo de la siguiente manera: "una considerable ceremonia suele preceder el inicio de la caza: generalmente hay una participación general y mucho movimiento de la cola". Para los perros de caza, Estes y Goddard (1967) describieron un comportamiento similar: "el juego y la caza tienden a volverse progresivamente más salvajes y alcanzar un clímax en el que los perros dan vueltas juntos y llaman en sincronía". Después de estas ceremonias grupales, los miembros salen a buscar la presa. El perro muestra diferentes tipos de agresión depredadora dependiendo del tipo de presa que cace. Para presas pequeñas, la secuencia es bastante consistente entre los sujetos: el perro salta con los pies juntos, verticalmente, orejas erguidas, pelo en la región dorsal elevado, y cae con las patas delanteras sobre la presa. El salto se repite varias veces hasta que la presa queda inmovilizada. Luego la agarra con la boca y la sacude vigorosamente, causando fractura de la nuca (Pageat, 1999). Para presas grandes, se observa la caza en grupo, cuyo desarrollo depende de la organización jerárquica. La presa se identifica después de una fase de búsqueda, que determina su huida. Esa huida es el factor que desencadena el comportamiento depredador posterior en el perro. Una presa que permanece inmóvil tiene todas las probabilidades de ser ignorada. Tras la fase de búsqueda sigue una carrera que busca obligar a la presa a detenerse y enfrentarse a sus perseguidores. Cuando se logra este objetivo, los perros muerden a la presa, principalmente en las nalgas, y luego la matan con mordeduras extendidas.
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Venerdì 22 marzo 2019 abbiamo soccorso una capriola predata da un cane e ne abbiamo dato notizia sui nostri social (come facciamo sempre in questi casi) chiedendo più attenzione alle persone che, come noi, convivono con i cani, durante le passeggiate in aree abitate anche animali selvatici. Meglio una passeggiata al guinzaglio, in queste aree, piuttosto che un animale morto… no? No. I social hanno stabilito che la notizia era “fake”; non era stato un cane a predare la capriola; era un cane di un cacciatore, che lo aveva incitato “fortissimo”; era stato un bracconiere; ci eravamo inventati la notizia per stimolare donazioni; il proprio cane quelle cose lì non le fa (e quindi?); il proprio cane “gioca solamente” con i selvatici rincorrendoli, non li uccide mica. E tante altre bizzarrie, tutte volte a giustificare le passeggiate con i cani senza guinzaglio, indipendentemente dal contesto e dalla preparazione che si ha nella gestione di imprevisti e situazioni di emergenza. Nel frattempo purtroppo la capriola, che era anche incinta di due cuccioli, è morta. Tra i vari filoni di commenti ai post, ne abbiamo individuati alcuni che abbiamo deciso di approfondire. Il primo riguarda l'istinto predatorio / motivazione predatoria nel cane domestico. Se l'è inventato Rifugio Miletta? È presente solo in alcune razze? Un cane con istinto predatorio non è un cane equilibrato? Abbiamo chiesto spiegazioni alla Dottoressa Emmanuela Diana, consulente Etologa e Zooantropologa. Il comportamento predatorio è un comportamento istintivo che fa parte dell'etogramma del cane domestico, ovvero del catalogo dei comportamenti normali che caratterizzano la specie. Come tutti i comportamenti istintivi, nell'azione predatoria si può osservare una risposta diversificata del cane in rapporto ad uno stesso stimolo, in quanto la soglia di reazione dell'animale varia in rapporto alle condizioni ambientali e allo stato fisiologico del soggetto. I comportamenti istintivi sono una forma di adattamento e corrispondono ai comportamenti caratteristici di una specie. Essi presentano due componenti principali: Comportamento appetitivo o di ricerca: componente variabile da un soggetto all'altro Azione finale: componente non variabile e geneticamente programmata Il cane domestico (Canis familiaris) trae le sue origini dal lupo (Canis lupus) ed entrambi sono animali predatori. Essi trovano le loro prede cercandole direttamente e, dato che spendono la maggior parte del tempo in questa attività, essi mostrano i “pattern” comportamentali relativi al sistema investigativo più frequentemente di tutti gli altri sistemi (Scott e Fuller, 1975). Il cane domestico utilizza ancora oggi le tecniche per non farsi notare dalle prede, ad esempio tenersi sopravvento e rotolarsi su carogne per dissimulare il proprio odore, scalciare per marcare il territorio con l’odore delle ghiandole interdigitali, marcare con l’urina o lasciare escrementi su sassi (Boitani, 2000). I lupi sono cacciatori non specializzati che cacciano diverse tipologie di prede e si cibano di qualunque fonte di nutrimento disponibile (Scott e Fuller, 1975): la dieta del lupo è costituita da carne, ma anche da una quantità di vegetali quali erbe, frutti e da insetti. (Mech, 1970). Prima di cominciare una battuta di caccia, i cani da caccia ingaggiano come i lupi un tipo di comportamento sociale molto simile. Murie (1944) ha descritto il rituale dei lupi come segue: “una considerevole cerimonia spesso precede la partenza per la caccia: in genere c'è una generale compartecipazione e molto scodinzolamento”. Per i cani da caccia, Estes e Goddard (1967) hanno descritto un comportamento simile: “gioco e caccia tendono a diventare progressivamente più selvaggi e ad attraversare un climax in cui i cani girano in tondo insieme e lanciano richiami all'unisono”. Dopo queste cerimonie di gruppo i membri escono alla ricerca della preda. Il cane presenta diversi tipi di aggressività predatoria a seconda del tipo di preda che caccia . Per le prede di piccola taglia, la sequenza è considerevolmente costante da un soggetto all'altro: il cane salta a piedi uniti, verticalmente, orecchie dritte, pelo della regione dorso lombare eretto, e ricade con i due arti anteriori sulla preda. Il salto si ripete più volte, fino a quando la preda viene immobilizzata. Essa viene poi afferrata con le mascelle e scossa vigorosamente, provocandone la frattura del collo (Pageat, 1999). Per le prede di grandi dimensioni, si osserva una caccia in gruppo, il cui svolgimento dipende dall'organizzazione gerarchica. La preda è identificata dopo una fase di ricerca, che determina la fuga della stessa. Tale fuga è il fattore che determina lo scatenamento del successivo comportamento predatorio nel cane. Una preda che resta immobile ha tutte le possibilità di essere ignorata. Dopo la fase di ricerca segue una corsa che mira a costringere la preda a fermarsi e ad affrontare i suoi inseguitori. Quando tale obiettivo è raggiunto, i cani mordono la preda, prevalentemente ai posteriori quindi uccisa con morsi diffusi e alla gola. Rispetto alla tecnica predatoria nel lupo che è raffinata ed essenziale, nel cane domestico si osserva poca esperienza, dovuta in particolare a un mancato percorso di apprendimento, e azioni di natura istintiva. La tecnica è grossolana e disordinata, i morsi sono casuali e disseminati su tutto il corpo, imprecisi, tali da causare gravi lesioni lacere da scuotimento sulle masse muscolari; la scena dell'aggressione si presenta confusa con spargimento di peli e con un elevato numero di capi feriti (in caso di abbondanza di prede). Rispetto al parente selvatico, i cani quasi mai attaccano per fame e spesso non mangiano gli animali uccisi . Se consumano le prede, preferiscono le parti muscolari e spesso mangiano gli animali ancora vivi. Il comportamento predatorio è un comportamento difficilmente sopprimibile, perché istintivo . L'educazione può in parte aiutare a migliorare la gestione ed interessa in particolare la componente variabile del comportamento istintivo, ma anche in questo caso non è possibile annullare il comportamento predatorio . Significherebbe agire contro natura, snaturare il cane, e questo non è possibile . Per questa ragione sono fondamentali la prevenzione, il controllo e la valutazione del contesto da parte del proprietario, ricordandosi che tale comportamento è favorito dalla stimolazione ambientale, dalla pulsione predatoria, ma può essere peggiorato da un deficit di socializzazione . Con la selezione artificiale l'essere umano ha provocato delle modificazioni relative all'istinto predatorio nel Canis familiaris , in particolare differenze tra i gruppi di razze. Nei diversi contesti storici e geografici l'essere umano ha infatti selezionato il cane per renderlo utile nei diversi compiti (caccia, guardia, difesa, conduzione delle greggi ecc) scegliendo per la riproduzione quei soggetti che presentassero le caratteristiche morfologiche e comportamentali più adatte. Nell’ambito dell’istinto predatorio si osservano delle variazioni sia rispetto all’antenato selvatico che tra le diverse razze canine. Le sequenze predatorie di cattura e consumo della preda che nel
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